DALLE ORIGINI FINO A QUEL MITICO TITOLO TRICOLORE...

Ottantacinque anni di vita non sono pochi, nemmeno per un sodalizio sportivo. Quando poi la società in parola è una delle più antiche d’ltalia in assoluto, fra quante praticano la disciplina calcistica a livello dilettantistico, il traguardo è di quelli che vanno solennemente celebrati e adeguatamente premiati. Così sul glorioso labaro biancoceleste del Ponziana, su cui spicca lo scudetto tricolore conquistato nel 1960, e accanto alla Stella d’argento al Merito sportivo è stata appuntata anche quella d’oro, massimo riconoscimento insignito dal Coni.

Le origini nel 1912

Un gruppo di simpatizzanti biancocelesti per il gioco del calcio, disciplina sportiva che si diffonde a macchia d’olio in tutta Italia, è già in essere nel lontano 1908. L’allargarsi dell’interesse anche dalle nostre parti permette ai più intraprendenti del rione di S. Giacomo, spaziante da Servola ai cantieri, da Sottomaddalena a via Besenghi e in Ponziana, la costituzione ufficiale del sodalizio nel 1912, con prima sede in via S. Marco a Trieste. Ne sono soci fondatori i fratelli Giovanni e Giuseppe Stuparich, Clemente e Vittorio Poli, Orazio e Ovidio Paron e il futuro attore Roberto Ruan, in arte Roberto De Ro sè. Nei primi anni questi autentici pionieri della “pedata” non partecipano ancora alI’attività federale propriamente detta, disputando però un buon numero di incontri più o meno amichevoli contro squadre locali, dell’lstria e di Fiume, tra cui Black Star, Capodistria, Muggia, ecc. Durante il primo conflitto mondiale l’attività si riduce di molto, sino al 1918, quando si ricompone l’organico e prendono avvio i cosiddetti tornei “cittadini”. In quest’epoca si gioca sui campi dell’Adria, vicino alI’arsenale, a Roiano, sul terreno di viale Regina Elena (oggi viale Miramare), su quello dei Macelli (sì, proprio sull’area contestata dove dovrà sorgere il nuovo stadio!), gestito dalla Ginnastica Triestina, a Montebello, campo di gioco dell’Us Triestina, ma soprattutto sul campo delle caserme austriache di piazza Dalmazia.
Risale al 1915 la prima assemblea pubblica biancoceleste, che approva lo statuto sociale ed elegge Prez suo primo presidente. Per gli allenamenti si sfrutta uno spiazzo irregolare in via D’Alviano, attualmente occupato dalle Cooperative Operaie. Nel 1921 il Ponziana conclude la sua prima esperienza nel campionato di Prima categoria, guadagnando l’accesso alla Promozione e alla famosa Coppa Milano. In quest’anno hanno inizio i lavori per la costruzione del nuovo impianto in via Svevo, inaugurato a tempo di record, il 21 ottobre 1923.

Le prime affermazioni

L’ascesa della formazione triestina è folgorante. Nella stagione 1921/22 vince il campionato di promozione e sale in lll Divisione. Due anni dopo sale nella Divisione superiore, dalla quale spicca il volo per la I Divisione. È il momento di segnalare i valorosi componenti della rosa, che nella stagione 1926/27, alla guida dell’allenatore Retti, sfiora il titolo nazionale di categoria, soccombendo dopo la bellezza di cinque spareggi con il Monza, laureatosi campione d’ltalia. Sono, senza distinzione di ruolo, Rosso, Crismancich, Colussi, Rolli, Wilfing, Babich I e ll, Gherbez, Villini, De Manzano (passato poi alla Triestina e all’Ambrosiana - lnter), il grande portiere Clincon, Beer, Antonelli, Carzianca, Scher, per lunghi anni anni allenatore, Olenich, Ritrik, Ghersinich, Pitacco, Curto, Rossi, Gravisi I e II.

Ponzianini erranti

Colpo di scena alla vigilia del campionato 1928/29. Il regime impone la fusione con l’Edera (doveva esserci anche la Triestina!) e sorge così l’AsPE (Associazione sportiva Ponziana Edera), che gli autentici biancocelesti non gradiscono, ricominciando praticamente tutto daccapo con il nome di “Ponzianini erranti”. Mentre l’AsPE prosegue indipendentemente per la sua strada, la nuova società riparte dalla I Categoria, approdando nuovamente, nel 1931, alla I Divisione, campionato questo che può essere paragonato all’attuale serie B, comprendente fra le altre, le compagini di Padova, Mestre, Venezia, Pola e Fiume.
Già a quel tempo il vivaio biancoceleste sforna giocatori di talento, appetiti dalle grosse squadre nazionali. Dopo De Manzano, trovano fortuna altrove Gravisi I, Meneghetti, Babich I, Eliani (Fiorentina, Roma), Pitacco (Lecce), il portiere Pipan e altri ancora. In prima squadra si mettono in luce papà Cudicini, Scarpa e Jaksetich.

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